“Tre frati ribelli” propone in forma di romanzo la storia degli iniziatori dell’ordine dei cistercensi, i benedettini bianchi. E’ uno tra i più bei libri che ho letto da diversi anni a questa parte, l’autore M. Raymond, monaco trappista nell’abazia di Nostra Signora del Getsemani nel Kentucky (Usa), ha scritto numerosi testi di spiritualità monastica, conosciuto in Europa grazie a L’Uomo che si vendicò di Dio, pubblicato in Italia nel 2000; è da poco uscito anche un altro suo libro che è un po’ il seguito ideale dei “Tre frati ribelli” si tratta di “La famiglia che raggiunse Cristo. Saga di Citeaux”, sempre per le Edizioni San Paolo, nella collana “Vie della storia”. Tutti i libri che questa collana ci propone sono un viaggio nella storia con curiosità e interesse, raccontano con simpatia la vita dei cristiani, di ciò che hanno realizzato, ma anche delle loro dispute e delle loro debolezze.
Ora et labora, è la summa della regola benedettina. Preghiera e lavoro, lodi al signore e umiltà di cuore nelle opere concrete, sono i punti cardine che, con il trascorrere dei secoli, furono mitigati da una serie di privilegi e agiatezze che snaturavano la regola di San Benedetto, tanto è vero che i monaci non lavoravano quasi più nei campi, ma affidavano il compito ai contadini. E’ appunto in questo tratto della storia, subito dopo il 1000, che inizia la storia dei tre frati ribelli, definiti uomini "pazzi di Dio", essi restituirono vigore alle intenzioni originarie e realizzarono un nuovo ordine chiamato cistercense e, successivamente, intorno alla seconda metà del 1600, quello dei monaci trappisti (che si richiamavano ai cistercensi della prima ora). Il nome cistercense lo si deve al luogo solitario "cistercium" scelto per il primo convento.
Il libro narra la storia di questi santi uomini, è un romanzo storico, ma non è una storia fittizia afferma lo stesso autore, perché il metodo seguito è esattamente quello degli studiosi di storia, ovvero l’analisi delle fonti è rigorosa, l’unica concessione allo stile è nella forzatura dei dialoghi, aggiunge l’autore: "Ciò che è fuori discussione è che sono fatti quelli che io drammatizzo. Ho separato la leggenda dalla storia", ma altrettanto chiaramente ammette di aver dato vita ai dialoghi per rendere più reali i fatti narrati.
Sullo sfondo delle crociate, nella gloria trionfante della cavalleria, si stagliano le figure di tre eroi dello spirito, cavalieri di Dio, che stanchi delle agiatezze e dei privilegi goduti dagli ordini monastici, diedero via a uno dei movimenti più fecondi conosciuti nella storia della Chiesa: il monachesimo cistercense.
Si tratta di San Roberto, fedele e ribelle; sant’Alberico, umile e radicale; santo Stefano Harding, razionalista e inflessibilmente leale. Sono i monaci bianchi, frati trappisti e cistercensi. Sono soprattutto dei ribelli, nel senso che, nonostante le critiche e le opposizioni dei loro stessi confratelli, riuscirono a far scattare nuovamente la scintilla della fede e del rigore dell’osservanza tra gli umili e i semplici.
La storia prende le mosse dagli anni giovanili di Roberto Champagne, abate di Molesme in Borgogna, figlio dei nobili Teodorico ed Ermengarda. Come tutti i suoi pari grado sembrava destinato alla carriera delle armi e della cavalleria in particolare. Ma una sera decise di rivelare al padre che voleva sì diventare cavaliere, però cavaliere di Cristo. Da quel momento è tutta una escalation di passione e di fede ardente. Entra in un monastero dei benedettini, ma quello che vede non gli piace, o meglio, non gli sembra sufficiente. E’ questo il tarlo che non lo abbandonerà più per il resto dei suoi giorni: infatti chiederà continuamente alla sua fede sempre di più e sempre meglio. Lo scopo della sua vita sarà proprio quello di riformare l’ordine, restituendolo allo splendore cui l’aveva elevato il suo fondatore San Benedetto.
Nel leggere il libro emergono con chiarezza le virtu’ dei monaci: la semplicita’, la fedelta’ e l’umilta. San Roberto persona umilissima e dotata di grande fede si affidava completamente alla provvidenza di Dio e sottostava serenamente alle decisioni imposte attendendo che i tempi fossero più propizi. Fu il primo a voler riscoprire 5 secoli dopo la Regola benedettina nei principi ma anche nella forma, insieme a lui San Alberico e Santo Stefano Harding che poi fondò l’ordine.
Fa un certo effetto leggere queste pagine, la lettura scorre veloce nella commovente descrizione di questi uomini che sentirono la chiamata, per sé e i per i propri confratelli, ad una forma molto rigida di lavoro ed adorazione, senza per questo sentirsi superiori al “mondo di fuori”. Un aiuto ad essere semplici, umili ed essenziali anche per noi che siamo comunque “orientati a Dio” pur in una forma totalmente differente. Per chi, come noi, non è più abituato ad alcun sacrificio, né fisico né spirituale, sembrano comportamenti folli, lontani anni luce dal nostro modo di intendere la vita e il mondo. Ma questo libro permette di cogliere appieno il senso e la missione dei silenziosi monaci bianchi che, oggi come mille anni fa, vivono con entusiasmo l’impegno dei loro fondatori.
Eccovi uno stralcio che descrive la figura di San Roberto.
«Tra i più anziani della comunità ci fu più di uno che si risentì interiormente per la designazione di questo "ragazzo di ventisette anni" al priorato dell’abazia. Ma non erano ancora trascorsi sei mesi, che anche costoro si congratularono con don Bernardo per la sua scelta davvero indovinata. Un nuovo Roberto si era loro rivelato. Aveva la stessa energia e lo stesso entusiasmo di prima, ma trattandolo da vicino poterono apprezzare qualcosa che non avevano mai osservato: una sincerità e una semplicità trasparenti come il cristallo. Tutti riconobbero la sua bontà; tuttavia i più sagaci ammirarono la sua calma e si meravigliarono del suo autocontrollo. Però neppure Mauro arrivò a conoscere a quale prezzo il giovane Roberto otteneva questo dominio di sé. Allo spuntare d’ogni alba, egli doveva stringere il cuore tra le sue mani vigorose e dirgli: «Ubbidisci!». Era l’unico modo di frenare l’ansia che c’era nella sua anima per una più stretta pratica della Regola». (pag.68)



ho letto il libro 4 anni fa. il tuo riassunto è puntuale e preciso. a me il libro non ha fatto altro che bene. come tu dici, dobbiamo imparare come loro a chiedere al Signore che ci indichi la strada (ognuno la sua). se ci alleniamo in questa preghiera e cerchiamo di incarnarla, cambiano molte cose, decisioni diverse.
grazie ancora.
ciao
luisa
Luisa io l’ho letto e riletto per andare più a fondo della loro vita, desideri realmente imparare uno sguardo così.
Adesso non vedo l’ora di leggere l’ultimo “La famiglia che raggiunse Cristo. Saga di Citeaux”.
Ci sarà in biblioteca???
Siamo in tempi di carestia!
Ciao, R
Ros se non lo trovi, sappi che in tutte le biblioteche pubbliche gli utenti possono proporre l’acquisto di libri al bibliotecario, dopo tutto la biblioteca vive dei suoi lettori ed è il caso di accontentarli.
Parlo per esperienza personale (mia moglie è bibliotecaria): bisogna vedere se il Comune dà i soldi al bibliotecario per l’acquisto dei libri. Da noi è facile che i soldi li utilizzino per altro (e non certo per la cultura). E (massì, facciamoci del male!) bisogna addirittura vedere se il Comune ha i soldi per pagare lo stipendio del bibliotecario. Da noi non li ha o se li ha ci pensa un bel po’ prima di darli… Ma come si dice: o bere o affogare…
Grazie dei consigli . . . sì, dalle mie indagini, tutte le notizie date da Gra’ e da Maturin sono esatte, e valide anche nella Città sulla Costa, tanto che ho proposto una domenica di “autofinanziamento” per la Biblioteca!
Ciao, lo vado a cercare in libreria! Poi, lo regalo in Biblioteca!:-)
Ciao, R
Maturin da noi le cose vanno un po’ meglio
Ros anch’io ho avuto occasione di donare libri alla mia biblioteca dopo averli letti, molti lo fanno, e i bibliotecari sono contenti soprattutto se i libri sono in buono stato.
Sì, ma sai a me cosa hanno chiesto una volta???
Autore, titolo, genere, piccola trama, così, poi loro selgono . . . Ho un sacco di libri, mi dici chi lo fa???
Quasi quasi gli dico di mandarmi a casa Peppe, uno dei gioani che sono lì a registrare tutto (codici, mi pare) per non so che “archivio” nazionale!
Ciao, R
Ciao, R
Detto fra di noi “La fam che raggiunse Cristo” è scaricabile da TotusTuus a gratis.
Ros che pretenziosi dalle tue parti, un dono è sempre un dono dopotutto, da noi se hai dei problemi e la donazione è consistente si dan da fare e vengono a prenderli. Direi che generalmente sono le piccole biblioteche quelle che accettano più doni apunto perché hanno meno stanziamenti per gli acquisti.
Factum lo so che ciò è pssibile anche grazie al tuo zampino…